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Dott. Evelyn Weiss
Introduzione Esposizione Istituto Italiano di Cultura di Colonia, Germania

Curatrice Dott. Evelyn Weiss Sin dal secolo diciannovesimo gli artisti tedeschi sono andati in pellegrinaggio in Italia cercando Luce e Caldo. "Conosci la terra nella quale fioriscono i limoni?" è la canzone delle lunghe carovane dal nord verso il sud. La direzione opposta rimane lŽeccezione. Escluso qualche futurista che da Parigi visitò la Germania non ci sono movimenti conosciuti.

Pierluigi Guglielmo ha attraversato le alpi verso nord. Ha voltato come pittore le spalle al raggiante panorama meridionale. Ha preso commiato dalla scena artistica romana e da una bella pittura che si perde spesso in una retorica diffusa ed un misticismo senza fondo.

LŽitaliano in Germania, nel caso di Guglielmo sembra proprio calzare a pennello la definizione che il da poco scomparso curatore Harry Szeeman usava per definire la sua attività: Agenzia per il lavoro spirituale degli immigrati.

LŽincontro con la scena artistica degli anni 80 in Germania è stato immenso e per Guglielmo un colpo di fortuna: "la venuta in Germania è stata anche la scoperta di un modo di dipingere che mi ha catturato molto presto, i colori sofferti,le ruggini dicevo io,la presenza della storia come dibattito e dilemma,.La forza di quella generazione di nuovi selvaggi mi faceva sentire a casa mia". Guglielmo trovava sé stesso.

Naturalmente rimane molto unito al suo paese, non ha mai tagliato le sue radici, rimane nei suoi modi, nella sua personalità e nel linguaggio comunque un italiano. È cosciente delle sue origini, dice al riguardo: "non potevo venire dal nulla", segue attentamente la storia della sua Terra,quella artistica ma anche lo sviluppo sociale e politico che però riesce con sempre più difficoltà a comprendere.

Con una specie di odio amore osserva gli avvenimenti del suo Paese che trova misteriosi ed enigmatici. Importanti in questo contesto sono i graffiti e le scritte, pezzi di parola, lettere in quasi tutti i suoi quadri degli ultimi anni che rimangono solo frammenti, non hanno significato apparente o riferimento letterario. Solo in due casi le parole mantengono la loro integralità e tutte e due le volte si riferiscono all'Italia.

Sono S.P.Q.R. e Italicus.

L'ultimo appare quasi come manifesto, tutta la superficie della tela é ricoperta da scritte in nero, come graffiti. Un muro gigante sul quale vengono scolpite le parole dei ricordi, dell' amore, dell' odio, della nostalgia. Alcune lettere rosse e blu emergono insieme ad una forma nera simile ad un volto in sottofondo e sistematizzano lo spazio con getti di colore.

L'indicazione SPQR é come in una antica scritta nella parte superiore centrale della composizione, una forma centrale senza soggetto che ha qualcosa di molto monumentale. Orgogliosa e un po' smarrita risalta la scritta sul quadro come reminescenza di un tempo svanito che emerge dalla profondità di un ricordo e dalla nostalgia.

La prima impressione dei quadri di Guglielmo é quella di grandi e libere composizioni che però dopo un'osservazione ravvicinata lascia riconoscere una "tettonica" della costruzione molto sottile, difficile da prendere in un primo momento per vera. Spesso la composizione é centrale, finisce però a pochi centimetri dal perimetro del quadro e sembra perciò sospesa davanti la tela come se ci fossero uno o più livelli lì dietro. Attraverso re-pitture e diversi strati di colore si ottiene un effetto di profondità, una gravitazione, che attrae fortemente gli occhi sempre più nel quadro. Veloci come pensieri appaiono e sembrano svanire per un attimo lettere, resti di parole, numeri, simboli e graffiti, sempre presenti nella tela. L'artista non si vuole fare coinvolgere, non vuole analizzare, giudicare decidere. Per queste cose non é la pittura il medium appropriato.

L'artista preferisce comunicare con l'ambiente sulla frequenza dell' intuizione e della creatività. Lo scrivere è qui nello stesso momento dipingere, il gesto rappresenta le due attività contemporaneamente. La scrittura e nell'arte del ventesimo e ventunesimo secolo un grande tema e ci sono sicuramente anche per Guglielmo riferimenti a famosi artisti internazionali come Twombly e Basquiat. Comunque non si possono assolutamente paragonare i quadri perché nell'uno o nell'altro c'è una prevalenza della scrittura o delle figure che per Guglielmo non avviene: i suoi quadri sono in prima linea senza oggetto nel senso dell'informale, ma la già citata "tettonica della composizione" ancora i quadri in cornice, dona all'opera solidità e tono. In questa pittura c'è qualcosa che non deve essere affatto dimenticata e che cattura l'osservatore come in delirio: un'energia senza limite e una liberatoria gioia di vivere.


Dott. Evelyn Weiss

Curatrice-Vicedirettrice presso il Museo Ludwig di Colonia (1986-2003) Commissario per la Germania delle Biennali 1973,1975 e 1989 in São Paolo.



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